SINOSSI

Un ragazzo in fuga dalla guerra, alla ricerca della salvezza in Europa. Dopo 8 mesi in un campo profughi, fugge ancora, ma non può tornare indietro. Dalla Bulgaria alla Germania, il viaggio del rifugiato siriano 21enne Mohamad, che sogna di tornare a casa da reporter.

 

TRATTAMENTO

“Souls of Syrians” è un documentario di osservazione, senza commenti, che attraverso il punto di vista dei personaggi tenta un linguaggio ibrido con la moderna formula del cinema narrativo. A questo valore viene subordinato l’andamento e la struttura della storia. Nella prima parte del film vedremo la vita quotidiana di Mohamad in Germania, dove sta aspettando di sapere se la sua richiesta di asilo sarà accettata o meno. I flashback del campo profughi in Bulgaria dove ha vissuto per un anno, si susseguono alla sua “vita normale”. Lì, la routine giornaliera era sempre la stessa, in un edificio decadente come l'ex base militare bulgara convertita in una sistemazione temporanea per la comunità siriana. La telecamera conduce la storia dal vivo, mostrando gli spazi angusti dove si svolgeva la quotidianità del campo. Guardando Mohamad impegnato a scattare foto e video, documentando la realtà in cui è stato costretto a vivere dal suo punto di vista. Con un documentario intimo della vita quotidiana di Mohamad, spesa a imparare l'inglese e il tedesco, pregando in una stanza usata come luogo di culto e nei momenti trascorsi con i suoi compagni di stanza, il pubblico entrerà in contatto con il personaggio. Giorno dopo giorno cercava di contattare i suoi cari, aspettando in fila all'infinito per usare il telefono nel campo profughi: una linea sottile che separa, e talvolta unisce, questi giovani con la loro madrepatria. Poi la realtà torna in Germania, dove vediamo Mohamad che gioca a calcio con i suoi amici tedeschi, cercando di superare la lotta quotidiana alla ricerca di una nuova identità. La vita di Mohamad era ormai a un bivio quando decise di lasciare la Bulgaria. Mentre guarda fuori dalla finestra dell'appartamento in cui vive con suo cugino in Germania, un flashback riporta l'attenzione alle proteste scatenate dagli abitanti bulgari locali che si opponevano alla presenza dei rifugiati. I movimenti neonazisti provenienti da Sofia. I manganelli della polizia "per aver lasciato il campo profughi e aver protestato" durante una visita ufficiale dell'ex commissario europeo per gli affari interni, Anna Cecilia Malstrom. Poi la notizia che lo ha colpito definitivamente: "Devi andartene". Si era sistemato in un prefabbricato allestito coi finanziamenti UE quando i responsabili del campo gli hanno detto: “Qui non c'è più spazio ma continuano ad arrivare altri rifugiati". Centinaia di rifugiati si erano riuniti al cancello principale e, dopo aver superato la resistenza della polizia, sono riusciti a fuggire. C’era anche Mohamad tra loro,

mentre bloccavano una strada e recitavano in coro: "Siria, Siria" e "Libertà, libertà", la polizia ha risposto in tenuta antisommossa colpendo diversi manifestanti. È stato il preludio alla necessità di iniziare il suo viaggio, anche se illegalmente, che introduce alla seconda parte del film. I dettagli dei lineamenti di Mohamad e le prospettive più ampie su ciò che lo circonda, conducono a una sequenza lenta che mostra Mohamad allontanarsi gradualmente passando sotto alla Statua d'Europa. Il viaggio è inteso sia come ricerca interiore sia come vero e proprio scopo di realizzazione. E torniamo di nuovo in Germania, dove Mohamad non può studiare o lavorare fino a quando non avrà ricevuto una risposta definitiva sulla sua situazione. L'incertezza che caratterizza la realtà dei rifugiati fa vacillare ogni parvenza di equilibrio. A Mohamad erano rimaste solo due scelte in Bulgaria: vivere per strada o viaggiare per provare a raggiungere suo cugino Hany, già in Germania da tempo. Vediamo Mohamad su un autobus, da Harmanli fino a Sofia, e poi ancora verso Bucarest, dove sarebbe finito nelle mani di un trafficante, già noto ad altri siriani, per poter raggiungere l'Ungheria e poi proseguire in treno fino in Germania. La telecamera trema di notte mentre ci mostra una foresta coperta di neve, il Danubio come linea guida: Mohamad ha documentato il suo stesso viaggio. Vede da lontano il cugino Hany che lo stava già aspettando. Mohamad gli aveva telefonato poco prima usando il cellulare di un autista molto gentile che, come noi, finisce per assistere alla scena di una famiglia siriana che si ricongiunge ancora una volta. Non appena l'autobus si ferma, Mohamad salta giù e inizia a correre. Finalmente si riabbracciano piangendo e ridendo al tempo stesso perché sono così felici. Una richiesta di aiuto intrinseca in questo esodo: un SOS inviato tramite le anime dei siriani. Dalla Siria alla Bulgaria, fino in Germania. Il suo sogno, tuttavia, è di invertire la rotta una volta che il conflitto sarà finito. Per tornare indietro e raccontare la rinascita del suo paese. Vuole mostrarmi le sue radici, quando si sarà ristabilito. Quando finalmente il conflitto finirà e Mohamad sarà in grado di tornare a casa nella sua città natale, Daraa, noi saremo lì per accompagnarlo nell’ultima tappa del suo viaggio, la più desiderata ma anche la più complessa: il suo ritorno a casa, l'incontro con tutta la sua famiglia che non vede più da anni. Tra le rovine di una gioventù in frantumi, dove sarà in grado di consolidare il sogno di una vita, quello che il giovane Mohamad ha conservato nell'immediatezza delle sue immagini.